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Che differenza c’è tra inoccupato e disoccupato?

Come capire meglio il significato di due termini che spesso utilizziamo nel mondo del lavoro


 Aumenta il numero dei giovani laureati e conseguentemente quello dei giovani disoccupati. Il dato ancora più triste che emerge è, però, non solo un aumento della disoccupazione, ma dell’inoccupazione.

E’ fondamentale conoscere la differenza tra le due tipologie di condizioni in cui sempre più giovani e non, si ritrovano.

Molto spesso quando siamo i protagonisti di alcuni colloqui di lavoro, o quando andiamo ad iscriverci ad un semplice centro per l’impiego, ci chiedono “lei è occupato, o disoccupato?”. La nostra faccia sbalordita alla domanda la dice tutta su quanto sia importante informarsi ed avere finalmente le basi per poter rispondere.

L’inoccupazione è quella condizione in cui la persona che vi appartiene non ha mai svolto in tutta la sua vita attività lavorative.

La disoccupazione è invece, sempre una condizione di non attività nel mondo del lavoro, ma momentanea.

Il disoccupato ha avuto rapporti di lavoro che poi sono terminati.

Entrambi sono due status, purtroppo, molto diffusi in Italia. Si tratta di condizioni che andrebbero modificate al più presto. Esse dipendono da tanti fattori, come ad esempio non riuscire a trovare la posizione adeguata al titolo di studio che si possiede, aspettative troppo alte sia da parte dell’inoccupato/disoccupato, o dell’azienda che poi li sostituisce con altre risorse più qualificate.

Nella maggior parte dei casi, le aziende ricercano giovani con esperienza maturata, questo è un altro punto a sfavore dei giovani che continuano ad essere inoccupati.

Nel caso dei disoccupati, invece le richieste da parte dell’azienda sono troppo elevate e non rispecchiano a pieno tutte le caratteristiche del candidato.

Ora che conosciamo la differenza tra le due condizioni siamo pronti a rispondere a qualsiasi domanda ci faranno al nostro prossimo colloquio e saremo, senz’altro più preparati.

In bocca al lupo a tutti!

Ci sono più opportunità dopo il tirocinio in Italia?

E’ davvero utile il tirocinio? Quali sono le opportunità che offre uno stage?

Da sempre ci siamo chiesti se il contratto tramite stage, o tirocinio, in Italia, sia qualcosa di positivo, o negativo, ma soprattutto se sia in grado di offrire una reale opportunità di lavoro successivamente aver terminato i mesi di stage.

La parola tirocinio deriva dal latino tirocinium, composto da tirone(m), ‘recluta’, ‘principiante’ e dal suffissoide -cinium (da canere), ed è stato coniato in ambiente militare sul modello di tubiciniu(m) ‘suonatore di tuba(m), tromba’, con il significato di ‘sveglia delle reclute’ e quindi ‘apprendimento, iniziazione, inesperienza.

Da qui si evince facilmente che il tirocinante è colui che apprende da qualcuno che ha maggiore esperienza di lui.

Teoricamente tutta questa preparazione deve poi portare all’apprendimento, da parte dello stagista reclutato e alla conseguente conoscenza dell’attività svolta a 360 gradi.

Il fine ultimo è quello di apprendere una professione e mettere in atto tutte le competenze acquisite.

Da parte dell’azienda lo scopo è preparare il tirocinante affinché diventi un dipendente sicuro e preparato da poter inserire all’interno del proprio organico.

Va da se che si tratta di un periodo di prova, in cui l’azienda prova lo stagista e viceversa.

Nella maggior parte dei casi lo stage tende a finire nel modo migliore: il giovane ragazzo viene poi assunto.

Nel caso in cui questo avviene ci sono delle agevolazioni e molti sgravi fiscali da parte dell’azienda che si propone di assumere lo stagista.

Ovviamente più sarà alta la sua profilazione, più sarà valido all’interno dell’azienda.

Possiamo concludere, quindi, asserendo che: un tirocinio è sempre qualcosa di positivo, un inizio a protendere verso qualcosa che potrebbe diventare in futuro più concreto.

i contratti di lavoro più utilizzati

le modifiche nella disciplina dei contratti di lavoro

Negli ultimi anni ci sono state diverse riforme del mercato del lavoro. In seguito riportiamo le forme contrattuali esistenti:

APPREnDISTATO

È una tipologia di contratto che favorisce l’ingresso dei giovani fra i 15 e i 29 anni nel mondo del lavoro.

Questo contratto ha una duplice finalità per i datori di lavoro:

  • Erogazione di una retribuzione per la prestazione lavorativa;
  • Formazione per la riqualificazione professionale del soggetto assunto.

Per l’apprendista è riconosciuta una retribuzione per le ore di lavoro e di formazione mentre per il datore di lavoro ci sono agevolazioni fiscali.

Con il Jobs Act sono state normate le 3 tipologie del contratto di apprendistato:

  1. Apprendistato per la qualifica del diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore: più conosciuto come “apprendistato di primo livello”.
    1. Destinato per i giovani fra i 15 e i 25 anni. è nato per assolvere l’obbligo scolastico. Consiste nell’alternanza fra le attività lavorative e la formazione per il raggiungimento del titolo di studio.
    2. La durata del contratto non può superare i 4 anni. Dopo l’acquisizione del titolo i datori di lavoro possono prorogare il contratto per un anno in modo di consolidare le competenze tecnico- professionali.
    3. La contribuzione dell’apprendista è del 10%.
  2. Apprendistato professionalizzante: la forma più usata del contratto di apprendistato.
    1. Destinato per i giovani fra i 18 e i 29 anni.
    2. Non può superare i 3 anni.
    3. La formazione è progettata per l’acquisizione di competenze base e trasversali. Le ore ammontano fino a 120 ore nel triennio, con riferimento all’età e dal titolo di studio dell’apprendista.
    4. Il salario è stabilito dalla contrattazione collettiva e proporzionata all’anzianità di servizio.
  3. Apprendistato di alta formazione e di ricerca: “apprendistato di terzo livello”
    1. Destinato ai giovani fra i 18 e i 29 anni per il conseguimento del titolo di studio universitario e di alta formazione. Combina il lavoro con la formazione.
    2. La durata viene stabilita a seconda della Regione.

CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO

È denominato il rapporto di lavoro tradizionale.

Gli elementi principali che lo compongono sono:

  • data di inizio;
  • luogo;
  • orario;
  • inquadramento;
  • mansioni;
  • retribuzione.

Il recesso del contratto, in forma scritta, può essere concordato dalle parti, da parte del lavoratore (dimissioni) e da parte del datore di lavoro (licenziamento).

C’è una nuova regolamentazione per il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (CTC) stipulato dal decreto legislativo n23/2015. Per i lavoratori assunti dal 7 aprile 2015 in caso di licenziamento illegittimo il datore di lavoro può essere condannato al pagamento di un’indennità.

LAVORO INTERMITTENTE O A CHIAMATA

Questo contratto è previsto quando c’è necessità di un lavoratore da utilizzare in maniera discontinua.

Il contratto è ammesso per ciascun lavoratore con lo stesso datore di lavoro per un periodo non superiore alle 400 giornate nell’arco di 3 anni. Dopo questo periodo il rapporto si trasforma in indeterminato.

LAVORO A PROGETTO (CO.CO.PRO)

Dal 25 giugno 2015 non potranno essere più attivi questi tipi di contratto.

LAVORO AUTONOMO – P.IVA

È un contrato per i soggetti che offrono un servizio senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

La retribuzione si stabilisce dopo la contrattazione.

LAVORO OCCASIONALE

È un rapporto di lavoro per i piccoli lavori saltuari che spesso non vengono formalizzati. Per esempio il baby sitter, il giardinaio o le collaborazioni con associazioni.

Se sei un’azienda è hai bisogno di consulenza su qual è la forma contrattuale più adatta durante l’assunzione poi chiederci ulteriori informazioni:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

06 70 70 2121

Le caratteristiche dello stagista perfetto

Come comportarsi

Ricordiamo che il fine ultimo di ogni stage è quello di essere assunti dall’ azienda presso la quale si è scelto di collaborare. Il tirocinio è pur sempre un’opportunità, sia per lo stagista, che per l’azienda ospitante, di trovare un valido collaboratore che faccia al caso proprio.

E’ necessario tenere sempre presente che: così come ci sono diritti, esistono doveri da parte del tirocinante.

Questo sta a significare che, anche se non esiste un registro di comportamenti e regole da seguire, è buona norma adattarsi all’andamento aziendale.

Laddove le regole vengono seguite e rispettate è quasi impossibile la non riuscita. E’ pur sempre vero, che, d’altro canto ciò, delle volte, non è sufficiente e ad accompagnare un modus lavorandi corretto, ma contribuiscono al successo finale molte altre qualità: il problem solving, la capacità di sopportare lo stress, le competenze personali,  l’attitudine a seguire le dinamiche aziendali, l’ abilità nell’ essere sempre partecipi e presenti a tutte le attività (comprese quelle della formazione).

E’ proprio la formazione a costituire la chiave del successo finale. L’intento di ciascuno stage è formare un ragazzo, affinché egli possa lavorare all’interno dell’impresa.

Prima di iniziare qualsiasi esperienza lavorativa, è opportuno sapere alcune delle regole da seguire con dedizione, se si vuole affrontare uno stage nel migliore dei modi e con una buona probabilità di riuscita.

Ecco un elenco di principi che fanno di voi un buono stagista:

  • Svolgere le attività previste dal progetto formativo (osservare gli orari indicati, rispettare l’ambiente di lavoro, coordinare le attività da svolgere con le esigenze del tirocinante e del datore di lavoro)
  • Rispettare i regolamenti aziendali e le norme in materia di igiene e sicurezza
  • Non violare l’obbligo di riservatezza circa i dati, le informazioni e i processi organizzativi acquisiti durante lo svolgimento del tirocinio
  • Eseguire tutti i compiti secondo le indicazioni ricevute dal tutor
  • Frequentare gli ambienti aziendali e utilizzare le attrezzature poste a disposizione (strumenti, pc che servono a compiere il lavoro nel migliore dei modi possibili)

Ora che avete acquisito le regole fondamentali, mettetele in atto e ricordate che:

 “ogni lungo viaggio inizia sempre dal basso con un primo difficile gradino da superare”.

Lo stage è un contratto di lavoro?

Come saperne di più su stage e tirocini. Questa formula si può considerare davvero un contratto?

Lo stage è un’esperienza lavorativa svolta all’interno di un’azienda con un obiettivo formativo.

Esso consente di essere inseriti all’interno di un’azienda e di apprendere facilmente tutte le dinamiche e le realtà che avvengono all'interno di quest'ultima.

Nei paesi anglosassoni questa modalità è chiamata intership ed è un sistema per assumere, dopo un periodo di stage, tutti quei giovani che sono neodiplomati, o neolaureati.

Quando avviene uno stage, generalmente, c'è stato precedentemente un dialogo tra aziende, associazioni di studenti, scuole, o università.

Si acquisiscono, grazie allo stage, delle competenze professionali più alte e un’idea ben più specifica del lavoro che si andrà ad affrontare in futuro.

Moltissime aziende possono proporre gli stage, tra cui: enti pubblici, organizzazioni private ed organizzazioni no-profit.

In Italia il numero di stagisti non può superare il 10%, se si hanno più di 20 dipendenti.

La durata del tirocinio può essere di tre, o sei mesi e questo tipo di contratto può essere rinnovato sino ad 1 anno.

Il dovere dell’azienda che ospita lo stagista è quello di sostenere una spesa relativa all’assicurazione e all’antinfortunistica.

Il contratto di stage si basa sulla convenzione stipulata tra l’ente promotore ed il soggetto ospitante, includente il il progetto formativo stilato dal soggetto ospitante.

Per essere considerato tale è necessario che il progetto formativo sia firmato dal soggetto ospitante, dal tirocinante e dall’ente promotore.

Quest ultimo ha il compito di  inviare una copia alle aziende coinvolte (ai loro rappresentanti), alla Regione e al Ministero del Lavoro.

A seguire il progetto sono due figure, i tutor:

Il tutor aziendale è un dipendente dell’azienda che ospita il tirocinio, nominato responsabile aziendale dello stage; il tutor del soggetto promotore è nominato dall’ente che promuove lo stage.

Il contratto di stage è composto da diversi elementi, tra cui:

  • la durata del tirocinio
  • rimborsi a favore del tirocinante

La durata dello stage può variare da 4 a 24 mesi.

Il contratto di stage non costituisce un rapporto di lavoro vero e proprio.

La finalità di questa tipologia di contratto è quella di arrivare a conseguire un’esperienza lavorativa pratica, grazie alla quale il tirocinante può acquisire tutte le competenze necessarie a svolgere una determinata mansione.

Gli obblighi del soggetto promotore del tirocinio sono:

  • assicurare i tirocinanti contro gli infortuni
  • assicurare i tirocinanti per la responsabilità civile verso terzi
  • definire il progetto formativo del tirocinante
  • stipulare il contratto di stage

E’ necessario che la copertura assicurativa comprenda anche le attività che il tirocinante svolge fuori dall’azienda, purchè rientrino nel progetto formativo.

 

Perché uno stage è più conveniente per chi entra nel mondo del lavoro?

Tutti i vantaggi dello stage

I ragazzi italiani che devono affrontare il mercato del lavoro sono spaventati da diversi fattori, tra cui il bombardamento mediatico sulle difficoltà che li attenderanno e il timore che nessuno risponderà alla loro candidatura, così si scoraggiano e si genera una sorta di paralizzazione anticipata, stanno cioè fermi e non inviano nessun curriculum vitae alle aziende.

Uno stage in questi casi può essere un’occasione per uscire da questa impasse.

Ci sono una serie di motivazioni che possono spingere qualcuno a fare uno stage, tra di esse:

  • mettersi alla prova
  • scoprire le proprie potenzialità, rafforzando, o rivedendo i propri interessi
  •  farsi conoscere
  •  diventare parte di un’organizzazione e vedere come funziona
  •  arricchire il CV e l' agenda personale di contatti professionali
  •  investire nel proprio futuro
  • mettere a fuoco meglio il proprio progetto e le motivazioni

Esistono dei lati positivi nel lavoro aziendale, come ad esempio: la possibilità di apprendere un mestiere e conoscerne pregi e difetti, prima di diventare dipendente, oppure ci si possono schiarire le idee e capire se il percorso di studi intrapreso corrisponde alla pratica e ci piace realmente.

Esistono dei vantaggi da non sottovalutare che possono portare ad affrontare un’esperienza come lo stage, tra cui:

  •           imparare a lavorare in squadra, organizzando il proprio lavoro con ritmi aziendali
  •           sperimentare costanza e resistenza
  •           imparare a guardarsi dal di fuori, verificando sul campo i propri punti di forza e debolezza
  •           accrescere le proprie conoscenze, capacità e acquisire nuove competenze professionali
  •           saper cogliere il clima aziendale, rispettando le regole

Una laurea, può insegnare la teoria, ma l’esperienza professionale ci farà capire il vero significato del lavoro. Ci si può quindi mettere alla prova e verificare, attraverso lo stage se quella è la professione adatta a ciascuno di noi. Se non ci piace lo stage, ci si può scordare sin da subito quel tipo di carriera. 

Se, al contrario, lo stage fa al caso nostro, la voglia di lavorare aumenterà e si è riempiti da una certa motivazione e una determinazione.

Lo stage diventerà, così un modo per mettere alla prova le competenze studiate.

Tra gli altri vantaggi dello stage, aumenta la possibilità di trovare un lavoro. In effetti, più esperienze professionali avremo, più il curriculum vitae diventa “appetibile” per le aziende intenzionate a selezionarci per un colloquio.

L’ esperienza professionale implica serietà, caratteristica molto importante e ricercata dai selezionatori.

Fondamentalmente lo stage ci aiuterà a scegliere una parte assai importante del nostro futuro lavoro: il settore.

Dopo la laurea è molto complicato scegliere qual’ è la strada migliore da intraprendere. Ci si chiede se ci si debba buttare a capofitto nella professione dei nostri sogni, oppure proseguire con un percorso di formazione, o master.

La soluzione migliore potrebbe essere proprio lo stage. Si tratta di una corsia “preferenziale” per entrare nel mondo del lavoro.

Anziché entrare dalla porta principale, ci si addentra nel mondo del lavoro dalla porta laterale. In termini di crescita professionale uno stage dà molto.

Economicamente non presenta molti vantaggi, però vi è sempre un’opportunità di crescita. Basia pensare che si inizia sempre dal gradino più basso, come in tutte le cose. Non possiamo pretendere di arrivare a conoscere i trucchi del mestiere e in un batter d’occhio ritrovarci al culmine della gerarchia lavorativa.

Essere umili è il primo step per riuscire meglio nel nostro campo.

Scegliere uno stage non è semplice, tantomeno bisogna valutare se è giusto seguire le proprie inclinazioni.

Le scelte che facciamo non devono dipendere esclusivamente dalle nostre aspettative. Una delle motivazioni principali che ci dovrebbe guidare nella scelta dello stage è: verificare se quel particolare settore è adatto alle proprie competenze.

Social recruiting: il lavoro ai tempi dei social

Come si cerca oggi lavoro online, anche se non c’è

Il mondo sta andando sempre più rapidamente verso la digitalizzazione. Le dimensioni e i processi diventano importanti e così occorrono processi per gestire i talenti, il training e la compliance.

Ciascuna azienda al giorno d’oggi deve possedere una presenza online e una forte comprensione di tutti i processi del business. Tutte le aziende, in effetti, si affacciano al mondo forti di una Brand Identity ben costruita. Essa deve essere riconosciuta, comunicata, emulata e condivisa.

Negli anni ’90 esisteva un processo di tipo unilaterale: il consumatore riconosceva il brand. Oggi invece è il brand a dialogare con il consumatore; deve conoscerlo. Con l’avvento dei social e la possibilità di interagire con i clienti potenziali e con probabili candidati, è necessario costruire delle relazioni. Rispettare la propria identità aziendale e offrire contenuti interessanti per l’audience di riferimento a questo punto non è possibile, ma diventa assolutamente richiesto. Sono necessari coinvolgimento e fidelizzazione.

Le posizioni vacanti devono essere:

  • pubblicizzate
  • promosse
  • rientrare all’interno di una strategia

Devono in sostanza, essere trattate come un prodotto. Nell’era del web 2.0, il rapporto con i candidati si delinea necessariamente su tutti i canali:

  • piattaforme
  • social
  • forum

Ognuno di essi è importante. Non bisogna trascurarli. I dipendenti diventano portavoce dell’azienda nel mondo e la comunicazione trasmessa online su larga scala, diventa la loro immagine. E’ la base su cui costruire la propria identità. Il posto di lavoro, altro non è che un prodotto. E’ bene promuoverlo, attraverso un target specifico: i candidati-clienti.

Si calcola che nel 2025 il 75% dei lavoratori sarà costituito da Millenials: nativi digitali con una forte propensione all’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

Il recruiting sta attraversando un cambiamento epocale: si sta contaminando sempre di più con il marketing; è per questo che parliamo di recruiting marketing. Esso è molto diffuso sia in USA che in UK. Questa tendenza è molto presente anche sul nostro mercato italiano. Di conseguenza avere chiare le tendenze ed elaborare le adeguate strategie è sempre più importante.

In un mercato di lavoro più piccolo rispetto a quello degli USA e dell’UK le strategie di recruiting saranno in grado di acquisire un forte vantaggio competitivo. Con il termine recruiting marketing, si intende l’utilizzo di tecniche utilizzate anche nel settore del marketing e del digital marketing per attrarre e coinvolgere candidati potenzialmente interessati. Nel mondo è sempre più complicato aggiudicarsi i migliori talenti.

Il processo di ricerca di informazioni non è limitato a un momento, ma è continuo. Prima della candidatura si leggono le recensioni dell’azienda e si reputa sulla reputazione.I candidati diventano come dei potenziali clienti a cui vendere un prodotto (il lavoro della propria azienda).

Per questo motivo è importante introdurre il marketing nella propria strategia di recruiting e trasformarlo in recruiting marketing.

Dalle piattaforme sociali i “presunti candidati” scovano la reputazione dell’azienda. In base al risultato di questa ricerca, il 60% di essi, decide poi se inviare o no il proprio curriculum vitae.I social media stanno, di fatto, diventando la nuova piazza di collocamento, sia da parte di chi offre, che da parte di chi chiede. Cambiano le regole e quindi, conseguentemente anche gli equilibri.

Il primo recruiting avviene ormai su internet. In Italia la ricerca ha riguardato circa 7.500 candidati e 269 selezionatori.Il 67% di essi ha dichiarato che è prassi usare i social nella ricerca di un impiego. Vi è un 14% in più rispetto al passato e l’uso va via via sempre di più crescendo. La percentuale è destinata a salire.

Tra le preferenze dei social vi è, ovviamente LinkedIn , con il 41% e al secondo posto Facebook con il 23%. L’importanza della selezione attraverso i social è un aspetto importante, che continuerà a crescere in futuro.

Tirocinio curriculare ed extracurriculare: qual è la differenza?

Compenso economico, limite temporale e comunicazione obbligatoria sono i nodi principali

Per stage e/o tirocinio intendiamo, più che una tipologia contrattuale vera e propria, un’esperienza professionale che ha come principale intento quello di formare professionalmente una persona, anche in vista di un suo eventuale e futuro ingresso nel mondo del lavoro. Non a caso, stage e tirocini sono tra gli strumenti maggiormente usati e presi in considerazione in quest’ottica dalle Regioni, in particolare dalla Regione Lazio.

Tirocini curriculari ed extracurriculari: cosa sono?

Ne esistono principalmente due tipologie:

  1. Tirocinio curriculare;
  2. Tirocinio extracurriculare, o non curriculare.

Per tirocinio curriculare intendiamo un percorso “formativo-professionale” da inserire e svolgersi all’interno del piano di studi universitario o di un altro istituto scolastico. Una misura che nel suo insieme, più che essere rivolta a un inserimento professionale del tirocinante, mira ad affinare l’apprendimento dello stesso stagista attraverso una vera e propria alternanza “scuola/lavoro”. Non a caso, per svolgere un tirocinio curriculare, è necessaria l’iscrizione a uno dei corsi di studi previsti dall’ente promotore.

Per quanto riguarda i tirocini extra-curriculari o non curriculari le cose stanno diversamente. In questo caso, infatti, la misura ha come principale intento quello di accompagnare un giovane nelle proprie scelte professionali in un momento delicato come può essere la fase di transizione dal mondo scolastico a quello lavorativo-professionale. Un esempio viene dai tirocini formativi e di re-inserimento o inserimento professionale che, rivolti a soggetti privi di un’occupazione o in condizioni di svantaggio sociale, intendono collocare o ricollocare professionalmente queste figure.

Tirocini curriculari ed extracurriculari: le differenze

La principale differenza tra tirocinio curriculare e non curriculare (o extracurriculare) ha a che fare con il compenso economico, vale a dire con la retribuzione corrisposta al tirocinante. Nel primo caso, la retribuzione non è obbligatoria ma a discrezione dell’azienda ospitante e, solitamente, al tirocinante viene riconosciuto un certo numero di Crediti Formativi Universitari (CFU) per l’attività svolta. Nel secondo caso, invece, è prevista per legge un’indennità di partecipazione mensile da corrispondere al tirocinante, il cui valore minimo, almeno nella Regione Lazio, è di 800€ lordi.

Altre differenze hanno a che vedere con limiti temporali per lo svolgimento dell’attività e comunicazione obbligatoria al Centro Per l’Impiego. Con riferimento al limite temporale, se il tirocinio curriculare deve concludersi e/o interrompersi entro la data di conseguimento del titolo di studio (laurea o diploma), quello extra-curriculare o non curriculare deve essere attivato entro e non oltre i 12 mesi successivi al conseguimento del titolo e ha durata variabile, a seconda delle circostanze specifiche. Per quel che riguarda la comunicazione obbligatoria al Centro Per l’Impiego, se nel caso di tirocini curriculari non ce n’è necessità o obbligatorietà, nel caso di tirocini extra-curriculari la comunicazione di attivazione del tirocinio è necessaria ed è un dovere in capo all’azienda ospitante.

In entrambi i casi però, sia che si tratti di tirocini curriculari che di tirocini extracurriculari, è prevista l’obbligatorietà dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, come anche la presenza di un Tutor aziendale cui stagisti e tirocinanti possono fare riferimento per ogni evenienza e in qualsiasi momento.

Per maggiori informazioni sui tirocini e su come attivarli:

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Tutto quello che devi sapere sul tirocinio

come devi comportarti per affrontare al meglio il tuo tirocinio

Di seguito ti riportiamo alcuni consigli. Abbiamo scelto di creare una sorta di manuale a portata di mano del tirocinante con alcuni suggerimenti che dovrai tenere sempre a mente.

Lo stage può essere un’esperienza ricca, o meno a seconda dell’impegno dei tre soggetti che prendono parte ad esso: il soggetto promotore, il soggetto ospitante e il tirocinante.

Ci sono dei consigli che è meglio seguire per gestire in maniera adeguata il proprio tirocinio e mantenere un comportamento corretto.

Prima di tutto il tirocinante deve essere preciso e meticoloso, vale a dire che deve impegnarsi nelle mansioni che gli vengono affidate e portare al termine i suoi obiettivi qualunque essi siano.

Ricordiamoci che a richiederli potrebbe essere il tuo futuro capo, o datore di lavoro.

Per questo è sempre meglio mantenere un comportamento adeguato e corretto.

In questo modo il tirocinante potrà pretendere che le ore stabilite da contratto vengano rispettate. Solo esaurendo le ore lavorative stabilite potrai controllare che non ti vengano dati altri compiti nelle ore precedentemente accordate, ammenochè non si tratti di extra pagati a parte e/o con altri tipi di contratto.

In secondo luogo è bene impegnarsi nel lavoro che si sta svolgendo, proprio perché il fine ultimo del tirocinio è apprendere qualcosa di nuovo che non si è in grado di fare.

Proprio per questo, dobbiamo cercare di apprendere il più possibile. Consideriamo il tirocinio come una risorsa da poter sfruttare e per far nostro tutto ciò che non ci appartiene, poiché ancora troppo acerbi e privi di esperienza.

Ovviamente dall’altra parte il soggetto ospitante non potrà pretendere che non saprai fare qualcosa tutto e subito ed in maniera perfetta.

E’ lecito sbagliare, sta a te tirocinante la capacità di non oltrepassare la soglia.

Ora che sai tutto, sei pronto ad iniziare anche tu il tuo stage. Scegli sul nostro portale quello che fa per te e candidati ad una delle nostre offerte di lavoro.

Buon incontro con il mondo del lavoro!

Uno sguardo verso il futuro per tutte le aziende: metti il tuo tirocinio online

Anche le aziende trovano spazio su obiettivo stage

Sul nostro portale, non c’è solo posto per i tirocinanti, un’altra delle grandi opportunità che diamo a tutte le aziende, è quella di poter inserire direttamente e gratuitamente dei tirocini che l’azienda intende offrire.

Quindi, se sei un’azienda di piccole, o medie dimensioni e vuoi offrire ad un giovane l’opportunità di svolgere un tirocinio all’interno della tua struttura, visita la nostra pagina:   http://www.obiettivostage.it/servizi-per-le-imprese.

Insieme ti aiuteremo a trovare il tirocinante che fa per te. Il mondo del lavoro, attualmente è in continua evoluzione e sapersi adattare alle esigenze di tutti, è quello che si propone il portale di obiettivo stage. Andare incontro alle esigenze delle aziende è il nostro scopo.

Far si che si generi uno scambio tra tirocinante e azienda è quello che ci preme fortemente. Il lavoro così come lo conosciamo ormai non esiste più. Globalizzazione, tecnologie della comunicazione e dell’informazione hanno trasformato radicalmente l’ambiente in cui viviamo. Un’arma vincente da parte delle aziende potrebbe essere proprio investire su professionalità nuove e ad alto contenuto di competenze, anche tecnologiche.

L’evoluzione accade in modo assai rapidi e chiedere aiuto a interpretare le nuove condizioni e a individuare il modo migliore per affrontarle può essere un’ottima soluzione per adattarsi ad essa.La rete di internet ha messo a disposizione piattaforme che consentono ai datori di lavoro di comunicare con i loro colleghi. Su internet i datori condividono idee, dati e tecniche, organizzano conferenze e discutono dei metodi di inserimento in azienda più efficaci.

L’avvento dei sistemi telematici ha portato a progressi tecnologici nel campo dell’informatica, il lavoro da remoto o in mobilità risulta essere l’opzione più utilizzata da parte di aziende, o professionisti.

Il coworking è sempre più presente nel linguaggio dei lavoratori. Questo succede specialmente negli ultimi anni. Lo sviluppo della tecnologia telematica digitale e i progressi nella connettività mobile hanno trasformato il lavoro e tutte le attività tradizionali. Una nuova e moderna operatività si può raggiungere solo grazie all’adozione di idee non convenzionali e all’accettazione della positività dei cambiamenti.

Investire sui giovani, sulla loro formazione per raggiungere gli obiettivi auspicati è una delle iniziative migliori che può avere un’azienda. Orientare i giovani al loro futuro professionale e proporre una formazione di tipo pratico, attraverso tirocini ed ore di laboratorio, non può che essere un arricchimento per l’azienda.

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